Иосиф_из_Леонессы_(1556-1612)

San Giuseppe da Leonessa


Memoria


Α: 8 gennaio 1556

Ω: 4 febbraio 1612

Memoria liturgica: 4 febbraio

Eufranio Desideri nasce a Leonessa, nel Reatino, l’8 gennaio 1556, da una famiglia ricca e appartenente alla nobiltà del paese. I genitori, Giovanni Desideri e Francesca Paolini, muoiono a poca distanza l’uno dall’altro, quando lui ha 12 anni. Eufranio fu così accolto da uno zio paterno, a Viterbo, che ne curò l’educazione religiosa e culturale. San Giuseppe da Leonessa (1556-1612)

«O croce santissima, trasformaci tutti in te: Le radici profondino nei piedi, i rami nelle braccia, la sommità nel capo. Ed acciocché noi siam tutti croce, inchioda i piedi che stiano fermi in te, lega le mani che altro non operino che te, aprici il lato e feriscici il petto e toccaci il cuore dell’amore tuo. Fa che noi abbiamo sete di te, come in te ebbe sete Cristo di noi.» (San Giuseppe da Leonessa)

Ammalatosi ritornò a Leonessa dove cominciò a frequentare il convento dei Cappuccini, allora sotto la giurisdizione canonica della Provincia dei Frati Cappuccini dell’Umbria, maturando la volontà di entrare nell’Ordine. A sedici anni, il 3 gennaio 1572, veste l’abito cappuccino nel noviziato delle “Carcerelle” di Assisi. L’8 gennaio 1573, a diciassette anni, fa’ la professione religiosa e prende il nome di Fra Giuseppe. Prosegue gli studi teologici e viene ordinato sacerdote ad Amelia il 24 settembre 1580. Ricevuta, il 21 maggio 1581, la “patente” di predicatore inizia a evangelizzare i poveri delle campagne dell’Italia centrale. Ma in cuor suo accarezzava il desiderio di andare missionario tra gli infedeli. Nel 1587, finalmente, fu inviato missionario a Costantinopoli. Gli fu affidata, in modo particolare, la cura dei numerosi cristiani tenuti prigionieri dai Turchi. Fra Giuseppe, però, ardente di spirito missionario, vuole annunciare il Vangelo e pensa di rivolgersi personalmente al Sultano dell’Impero Ottomano Murad III. Nel tentativo di entrare nel Palazzo del Sultano, per parlargli, fu arrestato e condannato alla pena del gancio. Per tre giorni lo sospesero, con un uncino alla mano destra e uno al piede, a una trave alta su di un fuoco acceso. Salvato miracolosamente (da un angelo o per intervento umano), dopo tre giorni fu liberato ed espulso dal paese. Ritornò in Italia, nel 1589, dove riprese la sua predicazione itinerante attraverso i paesini e le campagne del Lazio, dell’Abruzzo e dell’Umbria. La sua era una predicazione di carattere popolare, con forti risvolti di giustizia sociale. Nei poveri Fra Giuseppe vedeva Gesù e per loro fondò Monti Frumentari e Monti di Pietà, ospizi per i viandanti e i pellegrini e piccoli ospedali per gli ammalati. Assisteva spiritualmente i condannati a morte e cercava, anche a rischio della propria vita, di porre fine alle faide familiari. Trascorse gli ultimi giorni della sua vita, sfinito dalle fatiche e logorato dalle penitenze, nel convento di Amatrice dove, a 56 anni, incontrò sorella morte il 4 febbraio 1612. Fu beatificato da Clemente XII il 22 giugno 1737 e canonizzato da Benedetto XIV il 29 giugno 1746. Si conservano le lettere e diversi manoscritti delle sue prediche, di cui alcune sono state anche edite. Iconograficamente, è rappresentato sospeso al gancio, sul patibolo, o nell’atto di predicare. La sua memoria liturgica si celebra il 4 febbraio.