Convento Santuario Maria SS. dello Splendore

Viale dello Splendore, 112
64021 Giulianova (TE)

085 8003117

085 8003117

Il Santuario

Il nostro è un Santuario mariano, dedicato alla Madre di Dio, che in questo luogo viene venerata con il titolo Madonna dello Splendore. Posto in un luogo splendido, come evoca il nome stesso “dello Splendore”, il santuario offre ai fedeli un ambiente pro­pizio alla preghiera e alla meditazione. I frati cappuccini, nel corso degli anni, non hanno mai cessato di abbellire il san­tuario per renderlo sempre più accogliente, compiendo il loro servizio, a favore del popolo di Dio, specialmente nell’ambito sacramentale e in particolar modo nel confessionale, per ciò che concerne appunto il sacramento della riconciliazione. «Il 22 aprile 1557 piacque al Signore dare un segno della sua divina bontà col far conoscere al popolo di Giulianova la Vergine dello Splendore». Così si legge nella prima cronaca che il padre priore dei Monaci Celestini, don Pietro Capullo, scrisse negli anni 1657-1674 e che servì come fon­te a don Niccola Palma per la sua Storia Ecclesia­stica e Civile … della città di Teramo e Diocesi Apru­tina (Teramo, 1832-1836).

Lungo Via Bertolino, una stradina di circa 450 metri che conduce al convento, si può ammirare la monumentale Via Crucis del Santuario della Madonna dello Splendore. Si tratta di un vero capolavoro d’arte, opera dello scultore marchigiano Ubaldo Ferretti, oggetto di ammirazione di visitatori e pellegrini. Ogni stazione é posta in una piazzuola ed ha per cornice il verde del paesaggio che circonda il convento. Tutte le statue sono di bronzo, a dimensioni naturali, saldamente fissate sulle piattaforme. Colpisce l’espressività dei volti, insieme all’intensità spirituale ed estetica trasmesse da ciascuna. La Via Crucis non termina al Sepolcro, ma conduce al Cristo Risorto. Alla fine della Via Crucis, al piazzale del santuario, i fedeli trovano la statua di Gesù, via, verità e vita.

Il belvedere del santuario é adorno di svariate statue di bronzo a grandezza naturale:

– l’Angelo della preghiera;

– l’Angelo del silenzio;

San Francesco;

San Michele Arcangelo.

Sul piazzale inoltre si trova il Tempietto dell’acqua, il tempietto votivo edificato sulla sorgente dell’acqua miracolosa. Quì si possono ammirare preziosi mosaici artistici che rappresentano episodi biblici nei quali Dio ha operato prodigi per mezzo dell’acqua. Il Tempietto richiama fedeli e devoti che si ritrovano a recitare il Santo Rosario immersi nel suggestivo ambiente verde del meraviglioso panorama del Santuario.

La Storia

Nel 1599 i cappuccini ebbero a Giulianova un primo luogo con la chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, lì dove oggi è la “Casa Maria Immacolata” di proprietà della diocesi di Teramo. Nel settembre del 1847, con decreto di Ferdinando II re di Napoli e con rescritto della Santa Sede, ottenuto dal Vescovo di Teramo Mons. Berrettini, i cappuccini presero dimora nell’antica abbazia dei monaci Celestini – da questi lasciata nel marzo del 1807 a seguito della soppressione “napoleonica” – presso il Santuario di Maria Ss. dello Splendore, sorto là dove secondo la tradizione era apparsa la Vergine il 22 aprile 1557. Soppressa anche la comunità dei cappuccini nel 1866 per le leggi del governo piemontese, il santuario non fu mai del tutto abbandonato dai medesimi. Il 7 marzo 1927 fu acquistato un ampio sito adiacente al santuario e il 28 agosto 1927 fu posta la prima pietra del nuovo convento, che nel 1938 fu costituito sede dello studentato di liceo classico, rimastovi fino al 1965. Negli anni 1968-71 il convento dello Splendore ha ospitato un piccolo seminario serafico. Nel triennio 1989-92, con interventi di bonifica e ristrutturazione degli ambienti che nel passato erano sorti intorno al terminale acquifero della “sorgente della Madonna”, è stato riedificato un tempietto votivo circondato da un riposante ambiente verde. Interventi di largo respiro operati negli anni tra il 1990 e il 2000, riservando alla fraternità dei cappuccini alcuni ambienti di vita, hanno ristrutturato i piani superiori per ospitare un museo d’arte e la vecchia legnaia per accogliere la ricca biblioteca del convento, intitolata a P. Candido Donatelli. Continuando l’opera avviata, restauri più recenti all’interno e all’esterno della chiesa hanno ridato splendore e rinomanza ad un santuario, che da sempre è meta di pellegrini. Lungo la Via Bertolino – già impraticabile sentiero di campagna – è stata realizzata una maestosa via crucis con sculture in bronzo dell’artista Ubaldo Ferretti. Nel 2001, in sostituzione di un piccolo organo da anni inagibile, il santuario è stato dotato di un grande organo della ditta Arte Organaria di A. Girotto. Nel 1940 il santuario iniziò la pubblicazione del periodico La Madonna dello Splendore, divenuto nel 1950 Maria Santissima dello Splendore, che dal 1982, tornando al titolo primitivo, esce come consistente numero annuale a cura del comitato per i festeggiamenti religiosi e civili del 22 aprile.

La storia di Bertolino

«Su una collinetta, fuori le mura di Giulianova, un pio contadino, stanco per aver raccolto legna da ardere da portare nella sua casa di Cotogna, verso mezzogiorno andò a riposarsi all’ombra di un fron­doso ulivo Bertolino – così si chiamava il contadino – ristorato dalla piacevole brezza marina che giun­geva fin lassù, stava per assopirsi quando vide tra i rami dell’albero una luce abbagliante e, al centro, la Vergine Maria che gli disse:

“Su, Bertolino, levati e vanne tosto in Giulianova e spargi per tutto il paese la lieta novella che la Gran Madre di Dio qui ha scelto la sua dimora. Avvisa il clero che venga senza indu­gio alcuno con solenne proces­sione ad onorarmi e che qui, dove tu ora mi vedi, mi si co­struisca un santuario”.

Ancora stordito per la gran­de emozione, ma fiero per l’in­carico ricevuto, Bertolino corse dal governatore (amministrato­re feudale di nomina ducale) per riferirgli lo straordinario messaggio della Madonna. Co­m’era prevedibile, sia il gover­natore che alcuni notabili pre­senti si divertirono molto nel­l’ascoltare il racconto del contadino, ma quando questi cominciò ad insistere perché lo seguissero sul luogo dell’apparizione, persero la pa­zienza e lo cacciarono in malo modo, tacciandolo di visionario e demente. Pur credendo alla sua buona fede, essi vede­vano l’unica spiegazione plau­sibile nell’ottica che i primi cal­di o un bicchiere di vino in più avessero dato alla testa a Ber­tolino. Molto abbattuto per la cat­tiva accoglienza ricevuta, il po­vero contadino se ne tornò a casa, ma il giorno seguente, di buon mattino, spinto da una forza interiore, si recò nuova­mente all’ulivo con la speranza di rivedere la splendente im­magine della Madonna per po­terle confidare tutta la sua amarezza. Bertolino percorse l’ultimo tratto della salita con il cuore in gola; si sentiva umiliato e of­feso non tanto per le ingiurie quanto per il fallimento del­l’importante missione. E se, una volta in cima alla collina, la Vergine Maria non si fosse più mostrata ai suoi occhi? Giunto in prossimità dell’albero tutti i suoi timori svanirono per­ché la Madonna era lì ad attenderlo per rincuorarlo ed esortarlo a tornare dal governatore. La seconda ambasciata purtroppo non ebbe mi­glior successo della prima. Il terzo giorno, Bertolino ritornò in quel luogo a lui già tanto caro. Si inginoc­chiò ed attese la confortante apparizione. La Vergi­ne tornò e con dolcezza e fermezza lo incitò ad in­sistere presso il governatore che quanto asseriva corrispondeva a verità. Senza più esitare, Bertolino tornò in città. Colmo di rinnovato fervore, per la terza volta il pio contadi­no raccontò quanto la Gran Madre di Gesù gli ave­va appena comandato, insistendo perché tutti salis­sero con lui in cima alla collina per verificare la ve­ridicità del suo racconto. Questa volta alle ingiurie si aggiunsero le percosse. Uno di loro, per meglio con­vincerlo a mettere giudizio, iniziò a percuoterlo con violenza, tra il divertimento dei presenti. Di tempe­ramento mite, Bertolino sarebbe stato sopraffatto se la Madonna non fosse intervenuta liberandolo dalle mani dello sconsidera­to, che rimase improvvisamen­te paralizzato e muto. Nella sala calò un silenzio assoluto: tutti compresero di essere stati testimoni di un evento soprannaturale e cia­scuno, nel proprio cuore, im­petrava il perdono per le offese arrecate all’innocuo contadi­no. Sgomento e smarrito il go­vernatore si affrettò a convoca­re il clero (arciprete, quattro canonici, il preposto dell’An­nunziata) e il popolo tutto per recarsi in solenne processione sul luogo indicato da Bertolino. Il taglialegna, fiducioso nel­le promesse della Madonna e con il cuore colmo di gioia, gui­dò il corteo dal palazzo ducale al luogo miracoloso dove tutti poterono assistere trasecolati alla fantastica visione, chiara e distinta, della Vergine Maria, splendente fra fulgori di luce abbagliante. Ma la Madonna aveva riser­vato loro un grande dono come prova tangibile e imperitura dello straordinario avve­nimento: alla base dell’olivo fece sgorgare una sor­gente d’acqua pura e fresca, a getto continuo, che esiste tutt’ora! La notizia dell’apparizione, che pose fine alla pe­stilenza che aveva colpito l’intera regione, ma che aveva lasciato indenne il circondario di Giulianova, si sparse in un baleno. Un avvenimento così straordina­rio attirò sul luogo una moltitudine di persone che giungeva da ogni dove per vedere l’ulivo miracoloso, per segnarsi con l’acqua della sorgente e per pro­strarsi in adorazione invocando misericordia, prote­zione e conforto. Portato a braccia vi si recò anche l’aggressore di Bertolino, sinceramente pentito per il gesto insen­sato e proprio a lui, Maria Santissima dello Splendore volle fare la prima grazia ridonandogli, tra gli osanna dei presenti, l’uso della favella e delle arti­colazioni».