L’arte cappuccina in Abruzzo

Artigianato nel nostro caso esprime l’attività esercitata in prevalenza (ma non esclusivamente) da fratelli laici cappuccini, che in quasi cinque secoli di storia diedero vita a varie forme artigianali, di cui la più nota è quella dei manufatti lignei.

 

La chiesa

La chiesa, “picciola et onesta”, era l’habitat originario del più originale artigianato cappuccino. In essa l’unica ricchezza, l’Eucaristia, era visibilmente riaffermata dal tabernacolo ligneo, opera di frati ebanisti, chiamati marangoni. Ai medesimi si devono anche altari maggiori e laterali, paliotti, cornici di pale d’altare, carteglorie, candelieri lavorati al tornio, balaustre e cancellate, reliquiari, portalampade e portafiori, pulpiti, inginocchiatoi, custodie degli olii santi, armadi e banconi di sacrestia, banchi e schienali di cori… Nasce così un inconfondibile stile “cappuccinesco”, dove il legno ha un suo incontrastato dominio.

 

Il convento

Nel convento la maestria dei frati artigiani era anzitutto chiamata a lavorare gli infissi. La cella poi, piccola e nuda, li impegnava a costruire il ruvido letto con due assi di legno, un modesto tavolino, un armadio alla semplice, un modesto cassonetto per custodire la “poca povertà del corredo ad uso personale”. Anche il refettorio con tavoli in noce noti come fratine, la cucina e la cantina chiamavano gli industri fratelli artigiani a produrre utensileria varia, semplice ma funzionale. Oltre l’intaglio, l’artigianato cappuccino ha coltivato l’intreccio, l’ornato con originale utilizzo della paglia per “indorare”, la grafica, la legatura di libri, la lavorazione del cuoio, la terraglia colorata per piatti, scodelle, boccali o amoe di varie dimensioni, la tessitura ad opera di frati detti lanari o lanini, le arti meccaniche per costruire nuovi tipi di telaio, un congegno per domare gli incendi (la capucine), orologi solari (meridiane), e con sistema a ruote (martinetto).

 

Il tabernacolo ligneo

Il tabernacolo ligneo cappuccino del Sei-Settecento in Italia è ideato a mo’ di tempietto a pianta centrale (esagonale od ottagonale) culminante nella cupola. Guardandolo, il primo dato che balza agli occhi è che il tabernacolo non è lavorato “a tutto tondo”, ma solo nelle sezioni visibili frontalmente e lateralmente, mentre nel retro – addossato al piano verticale dell’ancona – è piatto e chiuso con tavole “rudemente squadrate e ben robuste”. Quanto a struttura il tipico tabernacolo risulta di più piani sovrapposti in moto ascensionale: basamento, primo e secondo ordine, cupoletta. Di tale schema si rinvengono differenze più o meno rilevanti nelle diverse provincie dell’Ordine. Ogni piano presenta elementi architettonici-decorativi (colonnine tortili, balaustrine, statuine, cornici ecc.) che sarebbe troppo lungo descrivere: per conoscere il prezioso manufatto è insostituibile contemplarlo. Se il legno (noce, cipresso, ciliegio, bosso, perfino ebano) per essere un materiale povero e deperibile, quale si conviene all’”altissima povertà – nonché per i significati teologico-ascetici che assume tra le mani degli ebanisti cappuccini – rimane il materiale principe nella realizzazione del tabernacolo, questo riesce “impreziosito”, oltre che con il finissimo lavoro dei “marangoni, anche con tarsìe di altri materiali, “in una variazione cromatica dosata con gusto, specie per il movimento delle ombre e, soprattutto, per i riflessi delle tarsìe d’avorio o di altro materiale consimile, non esclusa la madreperla”.

 

Artisti Cappuccini abruzzesi

Paolo Spadaro da Tagliacozzo

Poeta, pittore, architetto, chiamato da Dio alla religione cappuccina ne vestì l’abito in qualità di chierico perpetuo. Inviato a Genova per disegnare il progetto del porto, terminati i lavori, mentre tornava in Provincia, il Signore lo chiamò all’eternità nella città di Lucca.

 

P. Bernardo Maria Valera

P. Bernardo Maria Valera da Lanciano, sacerdote. Nacque a Giuliano Teatino e sin da giovinetto coltivò le virtù e lo studio. Compose nell’età giovanile delle poesie assai pregevoli. Fattosi cappuccino i superiori lo inviarono a continuare gli studi in Toscana. A Siena fu aggregato all’accademia degli Intronati col nome di Armonico. Passò poi a Roma ove alla fama di poeta aggiunse quella di valente oratore. A Napoli crebbe ancora la stima in cui era universalmente tenuto e a spese dei suoi amici e mecenati furono stampate le sue poesie composte in gioventù. Restituitosi alla nativa Provincia, i lancianesi gli offrirono la loro cittadinanza e il P. Bernardo si nominò da Lanciano. Morì a Chieti il 16 dicembre 1783.

 

P. Alfonso Maria Taito

P. Alfonso Maria Taito da Torino di Sangro, sacerdote. Da giovane si dedicò per proprio conto allo studio del disegno e della pittura. Trasferito a Roma in qualità di viceparroco nella basilica di S. Lorenzo al Verano, ebbe modo di perfezionarsi in quell’arte per la quale sentiva tanto trasporto. Aiutò il celebre Fracassini nella decorazione della storica basilica. Lasciò pregevoli quadri tra cui alcuni nella chiesa della Madonna dei Miracoli in Casalbordino, una Cena nel refettorio dei frati cappuccini in Sulmona, altri nella Chiesa destinata ai cappuccini nella sua patria ed altri ancora presentati e premiati in varie esposizioni. Coltivò con amore anche l’architettura. Tornato in Provincia morì a Sulmona all’età di 77 anni.